“La violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. Essa non conosce confini né geografia, cultura o ricchezza. Fin tanto che continuerà, non potremo pretendere di aver compiuto dei reali progressi verso l’uguaglianza, lo sviluppo e la pace”.
Così parlava nel 1993 Kofi Annan in occasione della Conferenza Mondiale di Vienna in cui fu letta e approvata la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’Eliminazione della Violenza contro le Donne il cui Art.1 definisce violenza di genere “ogni atto legato alla differenza di sesso che provochi o possa provocare un danno fisico, sessuale, psicologico o una sofferenza della donna, compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o l’arbitraria privazione della libertà sia nella vita pubblica che nella vita privata” e precisa in maniera indiscutibile che la violenza contro le donne comprende anche quella che avviene in famiglia, in comunità e quella perpetuata dallo Stato.
Ma quali sono gli elementi culturali che la sostentano e la rendono diffusa?
Le radici dei nostri comportamenti sono in relazione con la tradizione culturale di appartenenza, con la struttura sociale, con il sesso e con il processo concreto che ha vissuto la persona attraverso i distinti agenti di socializzazione quali il nucleo familiare, la scuola, i mezzi di comunicazione ecc…
Spesso si tende a confondere la “violenza” con l’”aggressività” ma in realtà sono parole che indicano comportamenti ben distinti tra di loro.
La violenza rimanda, infatti, al concetto di potere il cui obiettivo ultimo non è quello di provocare all’altro una sofferenza ma di sottometterlo, dominarlo, paralizzarlo. La violenza cerca di appropriarsi della volontà, del pensiero e dell’intimità di chi la subisce.
Si crede che atti di violenza avvengano solo nelle famiglie in cui vi siano problemi economici o legati all’uso e abuso di alcool e stupefacenti, a patologie psichiatriche o con un basso livello socio-culturale e invece essa si verifica anche nelle famiglie cosiddette “per bene”.
La prima forma di violenza che viene subito in mente, consiste in tutti quegli atti dimaltrattamento e aggressione fisica o sessuale di cui la donna è vittima da parte di estranei e, nella casistica più frequente, all’interno delle mura domestiche per mano del partner o di un familiare.
Ci sono poi altre forme di violenza, sicuramente più recenti e meno conosciute, come la violenza sul lavoro e quella economica: la prima, di cui fa parte anche il fenomeno del mobbing, consiste in tutti quegli atti espliciti e impliciti che rendono difficoltoso o impediscono di svolgere le mansioni in ambito lavorativo, e viene messa in atto al fine di spingere la vittima a dare le dimissioni, o anche al solo scopo di esercitare un potere su di essa; la seconda, consiste invece in ogni forma di controllo diretto o indiretto sull’indipendenza economica della donna, e viene esercitata ad esempio con l’imposizione del divieto di avere un conto in banca, di gestire il denaro familiare, di trovare o mantenere un’ occupazione lavorativa.
Ma la peggiore forma di violenza contro la donna, perché invisibile e perché i suoi effetti possono durare tutta una vita, è nelle conseguenze psicologiche causate da tutte queste condotte brutali, lesive del suo ruolo sociale di donna e della sua dignità in quanto essere umano. La donna vittima di violenza subisce un trauma profondo con ripercussioni importanti sulla propria persona e nelle relazioni con gli altri. Spesso la vergogna o il senso di colpa che si prova dopo aver subito violenza, la portano a chiudersi in sé e a vivere in silenzio e nell’isolamento sociale il malessere che sta provando, senza riuscire a trovare la capacità di chiedere l’aiuto degli altri.
La violenza, infatti, si nutre del silenzio.
Difendersi dalla violenza è il più grande atto di amore che le donne possono donare a se stesse. Dal 25 di maggio 2015 il progetto Lu.C.a.Do. ha visto nascere all’interno della Libera Associazione di Volontariato “Croce Blu”, lo Sportello Antiviolenza “Rinascita Donna”, rivolto a tutte le donne che vogliono dire basta ad ogni forma di sopruso sia esso fisico, psicologico, economico, sessuale, assistito e familiare.
“Rinascita Donna” vuole offrire, in forma totalmente gratuita e anonima, sia supporto psicologico che consulenza e assistenza legale accompagnando le donne ad uscire dalla spirale di violenza di cui sono vittime.
Possono rivolgersi allo sportello sia le donne che vivono in prima persona situazioni di violenza che familiari o amici o figli o conoscenti che vogliono aiutare chi ne è vittima.
Informazioni: 0881201242 o progettolucado@gmail.com
L.A.V. Croce Blu, via Aldo Moro n.97. Sportello aperto dal lunedì al venerdì (10-12 e 16-18)
28/09/2015 www.luceraweb.eu